Autore foto Pietro Bertolotto Ambiente

Il Parco nazionale di Wicklow Mountains è situato a poco più di un’ora di autobus da Dublino ed è una delle mete irlandesi più gettonate dai turisti, fedeli e occasionali: più di un milione di visitatori ogni anno si reca nel Parco nazionale, anche solo per trascorrere un rilassante pomeriggio lontano dal traffico cittadino e immergersi in un’atmosfera quasi alpina. “Quasi” perché, nonostante il Parco si chiami Mountains, la vetta più alta supera appena i 900 m.s.l.m., ma la presenza faggi, larici, pareti mozzafiato e laghi crea un paesaggio particolare che richiama un ambiente “più alto”!

Il Parco nazionale di Wicklow Mountains, ufficialmente istituito nel 1991, principalmente per la Conservazione della Biodiversità naturale, si estende su una superficie di circa 20.000 ettari in cui vi sono Aree di Conservazione Speciale, parti di territorio ulteriormente tutelate dalla  Direttiva Europea Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, meglio conosciuta come “Direttiva Habitat”.

Mi piace ricordare che le Aree di Conservazione Speciale sono  la regolare “maturazione” dei Siti di Interesse Comunitario e rappresentano un potente strumento per salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche e fanno parte della rete europea di protezione Natura 2000.

Le aree naturali protette hanno quindi il compito di garantire la conservazione, o eventualmente il ripristino, degli habitat prescelti mantendo più alto possibile il numero di specie viventi ed è dovere dell’Ente gestore supervisionare il corretto funzionamento degli equilibri ecologici.

Gli ecosistemi naturali sono sistemi delicati e complessi, in equilibro dinamico di reciproco e continuo “scontro-incontro” e in cui una parte del sistema non può prescindere dall’altra. Questo il caso del rapporto vegetazione-erbivoro-predatore ed è chiaro che se venisse tolto anche un solo “tassello” si creerebbe uno scompenso: senza vegetazione niente erbivori, ma senza erbivori la vegetazione, come pure la popolazione degli erbivori senza il controllo del predatore, crescerebbero a dismisura. Chiamasi catena trofica.

Nel 1710 a Glendalough, cuore dell’attuale Parco nazionale di Wicklow Mountains, viene ucciso l’ultimo lupo del posto e nel 1786, presso il Monte Leinster nella Contea di Carlow,  l’ultimo d’Irlanda. Da quel giorno l’uomo si sostituisce al naturale predatore e in molti territori incomincia l’espansione incontrollata dell’erbivoro e per dirla con Aldo Leopold:

Ho osservato la faccia di molte montagne da poco senza lupi e ho visto i pendii rivolti a sud segnati da un intrico di nuovi sentieri tracciati dai cervi; ho visto ogni cespuglio e pianticella commestibili venir brucati fino alla consunzione e alla morte; ho visto che ogni albero commestibile era privo di foglie fino all’altezza del pomo di una sella. A guardare queste montagne sembra che qualcuno abbia regalato a Dio un nuovo paio di cesoie, obbligandolo a passare tutto il suo tempo potando. Così le ossa dei tanto desiderati branchi di cervi, morti perché troppi, si sbiancano assieme ai rami secchi della salvia o si sgretolano sotto i ginepri. 1)

Leopold ricorre ad un esempio estremo di sovrappopolazione dell’erbivoro, non solo superiore alla capacità portante del territorio ma anche alla densità biologica massima che comporta autoregolazione della specie. Il messaggio però è chiaro e incontrovertibile: l’uomo con l’eradicazione del lupo ha stravolto gli equilibri ecologici, ha rimosso il “tassello”, lasciando sconsideratamente aperto un ciclo sempre stato chiuso. Persino Leopold, da fervido e convinto cacciatore quale era, ha denunciato la pazzia della sottrazione del naturale predatore alla preda e, con grande onestà intellettuale e spessore scientifico che gli erano propri, riconosce l’impossibilità ecologica della sostituzione del lupo con l’uomo.

Oggi nel Parco nazionale di Wicklow Mountains, per assenza di mortalità predatoria ed inefficacia dei prelievi selettivi, l’eccesso di cervi, la presenza di capre inselvatichite e talvolta greggi di pecore sta attentando la biodiversità vegetale, tramite pressione selettiva da brucamento preferenziale e sovrapascolamento e impedisce inoltre la rinnovazione del bosco con la cimatura delle matricine e lo scortecciamento dei polloni.

E’ da rimarcare come gli abbattimenti faunistici di capre inselvatichite e cervi effettuati in passato dall’Ente gestore non abbiano condotto ad alcun valido risultato e come anzi tale metodo si sia rivelato del tutto infunzionale ad ovviare alla problematica sia nel medio che nel lungo periodo.  Per questo motivo si temeva la revoca della designazione di Zona di Conservazione Speciale per quelle aree in cui si sarebbe potuto verificare un danno irreversibile alla Conservazione della Biodiversità, ma, fortunatamente, l’Ente parco di Wicklow Mountains afferma di aver ottenuto ottimi risultati ricorrendo alla recinzione di parte del territorio, in cui è già possibile appurare la rinascita spontanea di molte essenze autoctone ed è particolarmente evidente la ripresa e l’evoluzione del bosco.

In ultima analisi, la banalizzazione della fitocenosi e quindi degli habitat è un grave danno riscontrabile ad esempio dalla sovrabbondanza di Calluna vulgaris L. e Vaccinium myrtillus L. a discapito di altre piante che vedono contratta la distribuzione sul territorio, come dimostrato dalla foto di copertina, scattata da sopra il Lago Alto di Glendalough, dove si nota il colore rosa intenso di Calluna vulgaris L., come essenza predominante a ricoprire le bordure della parete sopra il lago. Infatti la presenza di sostanze antinutrizionali, tossiche e il ridotto contenuto energetico dell’alimento fa in modo tale che l’animale effettui una accurata selezione delle essenze a disposizione in campo e, quando la popolazione dell’erbivoro supera una certa soglia, anche al di sotto della capacità portante dell’ecosistema di riferimento, l’assetto vegetazionale e la composizione floristica vengono influenzate. Tuttavia è dimostrato come l’attuazione di strategie di esclusione selettiva della fauna siano talvolta più valide e sostenibili nel lungo periodo rispetto ad azioni di abbattimento che invece non portano beneficio alcuno, se non nel brevissimo termine, e che pergiunta possono innescare problemi ecologici a catena qualora le selezioni non venissero effettuate discriminando puntualmente per sesso e classi di età la popolazione.


Note:

1) A. Leopold, Almanacco di un mondo semplice, tr. it. di G. Arca e M. Maglietti, Red, Como, 1997, pp. 116-117


Post scriptum

Desidero ringraziare il personale del Parco nazionale di Wicklow Mountains per la gran mole di informazioni e pubblicazioni che mi ha saputo fornire, ma anche per  disponibilità, professionalità e gentilezza che mi ha riservato.


Pietro Bertolotto

” Conservation is a state of harmony between men and land”  

Aldo Leopold, padre dell’Ambientalismo scientifico

Classe ’92. Dopo gli studi classici mi sono laureato in Scienze agrarie presso l’Università di Pisa dove frequento il Corso di Laurea Magistrale Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi.

I miei interessi spaziano dallo studio degli agrosistemi alla tutela dell’Ambiente in relazione alla Conservazione della Natura. In particolare, durante il percorso accademico mi sono occupato di analisi faunistico-ambientali in varie aree naturali protette ed ho valutato l’impatto ambientale causato dalla fauna ungulata sia a danno degli agroecosistemi sia a carico degli ecosistemi naturali.

Colgo l’occasione del Blog dei Georgofili  per aprire dibattiti costruttivi su  vari temi, anche quelli socialmente controversi. Seguirò una linea scientifica e laica.

Potete scrivermi a pieberto92@gmail.com oppure trovarmi qua: https://it.linkedin.com/in/pietrobertolotto

Lascia un commento