Muretti a secco Ambiente

Liguria. Eccomi in carne ed ossa alle prese con uno dei tanti muretti a secco che costantemente ‘vengono giù’, come si dice dalle mie parti.

I muretti a secco sostengono le ‘fasce’,  i terrazzamenti coltivati – spesso olivati o vitati – e una volta crollati, vuoi per l’incuria, vuoi per i cinghiali, è un problema ‘tirarli su’. Non è questione di sola fatica, ma anche di tecnica, dal momento che non si usa cemento. Devi trovare il giusto incastro per la giusta pietra, è questione di occhio oltre che di tempo.

Ho sempre avuto una buona propensione per l’attività pratica, e devo ammettere che fare, o meglio rifare, muretti a secco mi riempie di soddisfazioni. Non è solo un assestamento di pietre, bene o male incastrate, ma il muretto a secco è parte di noi, della nostra agricoltura, della nostra storia e cultura, oltre a comporre integralmente il paesaggio che oggi tutti conosciamo. Perché no, è anche una forma d’arte!

Terrazzando scoscese pendici, dall’entroterra alla costa, l’uomo ha creato agricoltura laddove prima non era possibile coltivare quindi vivere. Il prezzo pagato è elevato in termini di sacrifici e sudore, ma in alcuni contesti la creazione di uno strato di suolo coltivabile è stata l’unica possibilità di sfuggire alla fame. In un certo senso, i muretti portano in loro il simbolo di povertà e caparbietà, di umiltà e ingegno allo stesso tempo. D’altra parte la Liguria non è mai stata una terra “abbondante” e perciò ci siamo creati la ‘parsimonia’ di cui siamo diventati proverbiali.

Dal secondo dopoguerra in poi, l’abbandono di quelle terre marginali, difficili e scarse è stato quasi un dovere voluto dal rapido cambio di vita imposto dal nuovo benessere. La stessa velocità con cui si è verificato l’abbandono e il “rinselvatichimento” del territorio, il rapido fagocitarsi delle terrazze non più in uso da parte della macchia prima e del bosco poi.

Così ci troviamo a lottare contro qualcosa di più grande di noi. Una ricostruzione di Babele.

In ogni caso, questo è il risultato dello scorso week-end!

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Pietro Bertolotto

” Conservation is a state of harmony between men and land”  

Aldo Leopold, padre dell’Ambientalismo scientifico

Classe ’92. Dopo gli studi classici mi sono laureato in Scienze agrarie presso l’Università di Pisa dove frequento il Corso di Laurea Magistrale Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi.

I miei interessi spaziano dallo studio degli agrosistemi alla tutela dell’Ambiente in relazione alla Conservazione della Natura. In particolare, durante il percorso accademico mi sono occupato di analisi faunistico-ambientali in varie aree naturali protette ed ho valutato l’impatto ambientale causato dalla fauna ungulata sia a danno degli agroecosistemi sia a carico degli ecosistemi naturali.

Colgo l’occasione del Blog dei Georgofili  per aprire dibattiti costruttivi su  vari temi, anche quelli socialmente controversi. Seguirò una linea scientifica e laica.

Potete scrivermi a pieberto92@gmail.com oppure trovarmi qua: https://it.linkedin.com/in/pietrobertolotto

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