Libertà dalla Scienza in materia di OGM – Atto II° Economia

Come abbiamo avuto modo di analizzare dal post Libertà dalla Scienza in materia di OGM  per vietare la coltivazione, su suolo nazionale, di piante geneticamente modificate e autorizzate a livello comunitario, da quest’anno non serviranno più motivazioni di natura scientifica. Basteranno semplici scuse.

Proviamo ora, a mente fredda, a fare alcune ipotesi e considerazioni di carattere generale e vediamo in che modo lo scenario non solo comunitario possa mutare e con esso i rapporti commerciali internazionali.

Andiamo con ordine e riprendiamo la Direttiva 412/2015. Questa disposizione permette ai singoli Paesi membri di vietare la coltivazione nel proprio territorio di piante ingegnerizzate, ma allo stesso tempo impedisce ai Paesi contrari di porre veti a casa di altri. In altre parole: i Paesi che intendono coltivare piante gm lo potranno fare liberamente e non dovranno subire ulteriori angherie di opposizione politica da Paesi contrari come l’Italia.

De facto un’illusione di depotenziamento dell’Europa spacciata per formale concessione di libero arbitrio e sovranità nazionale.

Per quanto riguarda l’import la questione scende nel sottile e si fa più subdola. Ad oggi sembrerebbe che il singolo Paese membro possa vietare “l’utilizzo” di materiale gm già autorizzato, ma “vietare l’utilizzo”, tuttavia, non escluderebbe l’importazione e perciò il materiale gm potrà e dovrà circolare ed essere commercializzato in tutti gli Stati membri.

La formula del “non utilizzo” sembrerebbe essere stata appositamente ideata dalla Commissione Europea come escamotage per ovviare al problema della Libera Circolazione dei prodotti. (Chissà cosa ne pensano i responsabili WTO?)

A questo punto l’Italia, se coerente con se stessa, dovrà trovare modo di applicare il divieto “di utilizzo”, soprattutto dei mangini modificati.

Arriviamo al 24 aprile u.s. quando sono stati autorizzati  19  prodotti biotech:  3 tipi di mais, 5 di soia, 2 di colza, 7 di cotone e 2 fiori ornamentali.

Il nulla osta è stato rilasciato dalla Commisione Europea dopo aver recepito parere scientifico positivo dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Decisione spettata all’esecutivo UE perchè il Consiglio Europeo non è stato in grado di raggiungere il quorum di maggioranza qualificata nè per espletare voto favorevole nè contrario.

Così  19 nuovi prodotti gm si sommano ai  precedenti 58 già autorizzati, con rinnovo decennale.

Torniamo al nesso principale e domandiamoci: far passare in sordina motivazioni scientifiche a favore di opinioni non potrebbe ledere le fondamenta del WTO? Quali allora le conseguenze?

Mi spiego: se uno Stato decidesse di vietare l’importazione di formaggi italiani per sua sponte o per ipotetiche paure (clicca per esempio) o comunque su un giudizio no-science-based, appellandosi allo stesso diritto per cui l’Italia vieta l’utilizzo e la coltivazione di piante gm, chi potrebbe impedirglielo e quali allora le possibili ripercussioni e ritorsioni?


Pietro Bertolotto

” Conservation is a state of harmony between men and land”  

 Aldo Leopold, padre dell’Ambientalismo scientifico

Classe ’92. Dopo gli studi classici mi sono laureato in Scienze agrarie presso l’Università di Pisa dove frequento il Corso di Laurea Magistrale Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi.

Attualmente mi occupo di analisi faunistico-ambientali nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e in Corsica dove ho intrapreso studi sperimentali volti a valutare l’impatto ambientale arrecato dalle specie ungulate.

Colgo l’occasione del Blog dei Georgofili  per aprire dibattiti costruttivi su temi socialmente controversi, come ad esempio l’uso dell’ingegneria genetica in campo vegetale. Seguirò una linea scientifica e laica.

Potete scrivermi a pieberto92@gmail.com oppure trovarmi qua: https://it.linkedin.com/in/pietrobertolotto

Lascia un commento