I Rain Gardens per una gestione efficiente delle acque piovane in città Ambiente

Secondo il report dell’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change), nel 2050 circa il 70 % della popolazione mondiale abiterà in città. Proprio per questo abbiamo bisogno di città resilienti, sostenibili e in grado di rallentare se non ridurre i cambiamenti climatici.

Quasi ogni giorno facciamo i conti con il climate change e i suoi effetti, tra cui l’ aumento della temperatura, innalzamento dei mari, acidificazione degli oceani, riduzione di cibo, danni economici causati da eventi eccezionali (calamità naturali) ed infine l’aumento delle precipitazioni.

Proprio su questo ultimo punto vorrei concentrare questo mio articolo, in quanto ritengo che le pratiche che potrebbero essere usate non siano ancora molto conosciute.

La gestione del drenaggio urbano e del ciclo idrico ha visto un cambiamento significativo negli ultimi decenni, spostandosi da approcci largamente focalizzati ad approcci che valutano aspetti a 360°, i quali conducono a progettazione e processi decisionali molto complessi. Le principali problematiche di questo fenomeno per l’ambiente urbano sono l’aumento dell’intensità dei fenomeni piovosi, i sistemi fognari vecchi e non adeguati a gestire così tanta acqua nel breve periodo e l’aumento delle superfici impermeabili che modificano le portate locali. Da numerosi studi è stato visto che i primi centimetri di pioggia accompagnano verso il basso la maggior parte degli inquinanti presenti in atmosfera e che verranno a loro volta dilavati dopo aver raggiunto la superficie terrestre. Inoltre, l’urbanizzazione e l’aumento dei terreni da costruzione, non solo inducono un aumento delle fonti di inquinamento, ma anche tassi di trasporto di inquinanti su superfici impermeabili. Dunque, é molto importante che il deflusso venga rallentato e trattenuto per evitare che i volumi di acqua vadano a contaminare altre aree.

Ma allora, come possiamo fare?

In molti paesi europei, Canada, USA ed Australia si stanno progettando i così detti Rain Gardens (Giardini della Pioggia). Molti sono i progetti che hanno previsto la realizzazioni di queste opere. Per citarne alcuni, ricordo il progetto di CMG Landscape Architecture a San Francisco (USA) e il programma WSUD (Water Sensitive Urban Design) ad Adelaide (Australia).

I Rain Gardens sono opere che hanno un basso impatto ambientale. Prevedono infatti la realizzazione di depressioni poco profonde nel suolo, dove verrano piantati alberi o arbusti e istallate superfici ben drenate e porose che hanno un elevata capacità di trattenere l’acqua piovana.

Uno studio recente condotto dall’Istitute of Tecnology di Kitakyushu in Giappone, ha monitorato un Rain Garden durante il periodo delle piogge (dal 1 giugno fino al 31 luglio), registrando i dati ogni 10 minuti e tramite indicatori sono riusciti a registrare un aumento dell’ aumento della resilienza ai cambiamenti climatici, maggiore protezione del paesaggio ed aumento della biodiversità. Da un punto di vista più tecnico, i ricercatori hanno registrato una riduzione del deflusso idrico e delle inondazioni. Da un punto di vista economico, sono state registrate minori spese (metri di tubazioni, minima manutenzione, minori scavi ecc.), una riduzione dei sistemi di fognatura convenzionali ed un maggior risparmio complessivo per l’amministrazione.

Use of rain gardens for stormwater management in urban design and planning

Ovviamente, l’aumento dell’urbanizzazione, implica la competizione tra gli spazi verdi rimanenti e altri tipi di uso del suolo. Le scelte che verrano prese influenzeranno i servizi ecosistemici e in larga scala il futuro della società umana.

Per concludere il mio articolo, vorrei spendere alcune parole sulle valutazione da fare per la realizzazione di una infrastruttura verde (termine usato in riferimento alla rete vivente di spazi verdi, acqua e altre specifiche ambientali in aree sia urbane, sia rurali).

Partendo dal presupposto che dare un valore agli ambienti naturali non sia cosa facile perché entrano in gioco moltissimi fattori, è comunque necessario tenere sempre in considerazione tre tipi di valutazioni. Tra queste, bisogna valutare il progetto, l’impatto delle infrastrutture verdi sulla redditività del progetto e la redditività degli investimenti in infrastrutture verdi. Per quanto riguarda il primo punto, bisogna considerare la realizzazione di infrastrutture verdi come una forma di investimento e come tali bisogna eseguire attente analisi su eventuali potenzialità e criticità. Quindi determinare una certa fattibilità tecnica, politica, legale, progettuale ed economica dello sviluppo del progetto stesso.

Per valutare l’impatto delle infrastrutture verdi sulla redditività del progetto, bisogna definire la proprietà un bene complesso ovvero, costituito da diversi fattori che incidono sul suo valore. Bisogna ricordare le caratteristiche fisiche del bene, la sua localizzazione e per ultimo (ma non per importanza) l’eventuale vicinanza agli spazi verdi. A seguito di ricerche svolte sul mercato immobiliare in UK è stato appurato che la vicinanza a spazi verdi incrementa il valore del bene immobile dal + 2,6 % al + 11,3 %.

In considerazione dell’ultimo punto, la redditività degli investimenti in infrastrutture verdi, bisogna tenere in considerazione gli aspetti sociali ed economici. Tramite sondaggi (effettuati negli anni) si è evidenziato che le persone sono disposte a pagare di più per un immobile con vista su un area verde. In seguito a questo ultimo punto, vorrei citare il fenomeno che si è registrato a New York City dopo la realizzazione dell’High Line (un parco lineare lungo circa due km, realizzato su una vecchia rete ferroviaria della città, nell’isola di Manhattan). Tale fenomeno prende il nome di gentrizzazione e riguarda proprio l’aspetto sociale ed economico. La realizzazione di tale opera, ha generato un aumento dei costi delle utenze, rendendo più difficile la vita degli abitanti costringendoli a trasferirsi in quartieri più consoni alla loro classe sociale.

Possiamo concludere dicendo che i benefici delle infrastrutture verdi come i Rain Gardens siano maggiori rispetto agli svantaggi. Noi agronomi insieme ad altri professionisti siamo in prima linea per combattere il cambiamento climatico e rendere le nostre città più sostenibili. Dobbiamo però non dare per scontato gli effetti positivi di tali infrastrutture, ma valutare caso per caso.


“In natura non ci sono né ricompense né punizioni, ci sono conseguenze” Cit. Robert Green Ingersoll.

 

Dottore agronomo, classe 1993, fin da piccolo coltiva l’interesse per i temi ambientali. Alle scuole superiori ottiene un riconoscimento dal Rotary International di Pistoia – Montecatini – Terme del premio “Serietà e impegno”. Si sta specializzando nella gestione sostenibile dell’agroecosistema presso l’Università degli Studi di Firenze. Ad oggi collabora con una società occupandosi di Strategic Finacial Planning e contributi europei. Negli anni universitari gli è nato l’interesse per il climate change, grazie alla passione trasmessagli dal prof. Ferrini, in particolare lo studio della capacità che ha l’ambiente urbano nell’ adattarsi ai cambiamenti climatici.

Ha conosciuto l’Accademia dei Georgofili durante gli anni universitari. Ha partecipato a numerosi convegni e ritiene l’accademia un fiore all’ occhiello per la divulgazione scientifica, sia a livello nazionale che internazionale.

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Commenti

  1. Pietro Della Sala Dice: agosto 6, 2019 at 1:38 pm

    Grazie mille! Lo leggeró al piú presto

  2. Pietro Della Sala Dice: agosto 6, 2019 at 12:58 pm

    Ciao Alessio,
    ho trovato molto interessante il tuo articolo! Non conoscevo i Rain gardens.
    Tu citi uno studio giapponese che ha misurato i benefici di un rain garden tra i quali una maggiore resilienza al cambio climatico; come hanno misurato ció? Su che arco temporale?
    Se potessi condividere l’articolo o perlomeno il titolo potrei soddisfare la mia curiositá!

    • Alessio Santosuosso Dice: agosto 6, 2019 at 1:28 pm

      Ciao Pietro, prima di tutto grazie e sono felice che il mio articolo ti sia piaciuto.
      Trovi il .pdf condiviso nel mio articolo, comunque il titolo è: Use of rain gardens for stormwater management in urban design and planning
      K. Ishimatsu, K. Ito, Y. Mitani, Y. Tanaka, T. Sugahara, Y. Naka.

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