Esiste una correlazione tra inquinamento atmosferico e COVID-19? Ambiente

In questo periodo di quarantena, non manca certo il tempo per leggere e tenersi aggiornati. Infatti, qualche giorno fa mi sono imbattuto in un position paper sulla relazione tra l’effetto dell’inquinamento atmosferico e la diffusione del coronavirus nella popolazione (COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l’effetto-dell’inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf).

Ad oggi la pandemia da COVID-19 non sta risparmiando nessun paese del nostro pianeta; solo in Italia, secondo l’ultimo aggiornamento del 15 aprile 2020 delle ore 18.00, sono 105.418 gli attualmente positivi, 21.645 i deceduti e 38.092 i guariti (fonte: Ministero della Salute http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus).

Ma procediamo con ordine.

Cosa intendiamo per Coronavirus?

I Coronavirus (Cov) sono un’ampia famiglia di virus che possono causare dal comune raffreddore fino a crisi respiratorie più gravi. Sono stati identificati a metà degli anni ’60 e sono noti per infettare l’uomo ed alcuni animali (inclusi uccelli e mammiferi). Le cellule bersaglio primarie sono quelle epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale. Il COVID-19 è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo. La sigla COVID-19 è la sintesi dei termini CO-rona VI-rus D-isease e dell’anno d’identificazione, ovvero 2019.

Che cos’è il particolato atmosferico?

Il particolato atmosferico (PM) è composto da particelle di aerosol sospese nell’atmosfera che hanno dimensioni che variano da pochi nm a 100 µm. Il PM si può originare da fonti primarie o fonti naturali e da fonti secondarie o antropiche (traffico, riscaldamento, processi industriali, inceneritori, ecc.). Nello specifico, per PM10 si intende le numerose frazioni presenti in atmosfera con un diametro inferiore a 10µm. Queste minuscole particelle sono in grado di penetrare nel nostro tratto respiratorio superiore (naso e laringe), creando ingenti problemi alla salute.

Relazione tra PM10 e COVID-19

È noto che il particolato atmosferico funziona da carrier, ovvero da vettore di trasporto per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. I virus si “attaccano” (tramite un processo di coagulazione) al particolato atmosferico e sono in grado di rimanere in atmosfera fino a delle settimane, avendo dunque la possibilità di diffondersi ed essere trasportati anche per lunghe distanze. Il tasso di inattivazione dei virus nel particolato atmosferico dipende dalle condizioni ambientali, un aumento delle temperature e di radiazione solare influisce positivamente sulla velocità di inattivazione del virus, un’umidità relativa elevata può favorire un più elevato tasso di diffusione del virus cioè di virulenza. Si può ipotizzare, sulla base dei coronavirus che ad oggi conosciamo che con l’arrivo della bella stagione la sua virulenza diminuisce. Si ricorda che nello specifico, il COVID-19 non è ancora del tutto conosciuto dalla comunità scientifica mondiale e per questo non è ancora confermata questa tesi.

Di seguito riporto la situazione ambientale prima della pandemia in Italia:

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Si evidenzia come la zona più inquinata d’Italia sia la pianura padana, infatti i superamenti del valore limite giornaliero sono stati numerosi e diffusi solo nelle regioni del bacino padano (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) e in Campania. I superamenti interessano anche, con frequenza e diffusione spaziale minore, il Friuli (zona di Pianura, Pordenone e Provincia), la Toscana (provincia di Lucca e di Pistoia), il Lazio (zona della Valle del Sacco) e l’Umbria (zona della Conca Ternana); in questi casi i superamenti sono per lo più limitati a specifiche aree dove esistono localmente fonti emissive significative e/o condizioni meteorologiche che favoriscono l’accumulo degli inquinanti.

Negli ultimi giorni la situazione del PM10 nella Regione Lombardia è la seguente (https://www.arpalombardia.it/Pages/ARPA_Home_Page.aspx):

Foto 1: situazione del PM10 il 03/04/2020

Foto 1: situazione del PM10 il 03/04/2020

Foto 2: situazione del PM10 il 10/04/2020

Foto 2: situazione del PM10 il 10/04/2020

Foto 3: situazione del PM10 il 12/04/2020

Foto 3: situazione del PM10 il 12/04/2020

Da queste immagini possiamo vedere una generale riduzione del PM10 nell’atmosfera della Lombardia, grazie alle restrizioni governative su tutto il territorio nazionale. È importante precisare che nella zona tra Cremona e Brescia sono ancora alte le concentrazioni di PM10 a causa della elevata presenza di allevamenti zootecnici. Questa riduzione porterà un miglioramento della salute per le persone che già soffrono di problemi respiratori.

Un altro aspetto positivo, se questa tesi sarà confermata è la riduzione della diffusione del COVID-19, grazie alla minor concentrazione del PM10 in atmosfera che svolge la funzione di mezzo di trasporto per il virus. Si può concludere confermando quanto è stato detto nell’articolo, ovvero che la velocità di incremento dei casi di contagio che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia, potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico che ha svolto la funzione di carrier e di boost.


“In natura non ci sono né ricompense né punizioni, ci sono conseguenze” Cit. Robert Green Ingersoll.

 

Dottore agronomo, classe 1993, fin da piccolo coltiva l’interesse per i temi ambientali. Alle scuole superiori ottiene un riconoscimento dal Rotary International di Pistoia – Montecatini – Terme del premio “Serietà e impegno”. Si sta specializzando nella gestione sostenibile dell’agroecosistema presso l’Università degli Studi di Firenze. Ad oggi collabora con una società occupandosi di Strategic Finacial Planning e contributi europei. Negli anni universitari gli è nato l’interesse per il climate change, grazie alla passione trasmessagli dal prof. Ferrini, in particolare lo studio della capacità che ha l’ambiente urbano nell’ adattarsi ai cambiamenti climatici.

Ha conosciuto l’Accademia dei Georgofili durante gli anni universitari. Ha partecipato a numerosi convegni e ritiene l’accademia un fiore all’ occhiello per la divulgazione scientifica, sia a livello nazionale che internazionale.

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