Due settimane da “Agronomo Mondiale” in quel di Expo Opinioni

A luglio ho trascorso con altri quattro volontari due settimane nella Fattoria Globale 2.0, presso il Padiglione della Associazione Mondiale degli Agronomi – CONAF: un’esperienza davvero preziosa e stimolante.

Oltre ai compiti routinari legati alla gestione del Padiglione ho avuto l’opportunità e il piacere di stringere una rete di amicizie che va oltre il semplice percorso formativo-professionale ed è stato bello conoscere persone preparate e motivate verso ciò che era stato loro affidato.

Lo scopo generale della Global Farm 2.0, come già anticipato in un post precedente, non è solo quello di monitorare lo stato di salute del Pianeta attraverso l’utilizzo di appositi indicatori di efficienza, di favorire uno scambio internazionale di conoscenze e informazioni utili a fornire migliori risposte ai grandi interrogativi attuali e del prossimo futuro relativi alle modalità di produzione del cibo, ma anche e soprattutto quello di promuovere la figura professionale del Dottore Agronomo, come principale responsabile del settore Primario, nella veste di “Progettista del cibo”.

Infatti alla figura dell’Agronomo, declinata nelle varie specializzazioni e competenze professionali, spetta la pianificazione, la gestione e la certificazione dell’intera filiera agroalimentare, dal campo alla tavola.

Per questo motivo, un’Esposizione Universale con slogan  Nutrire il Pianeta non può in alcun modo prescindere dalla figura professionale dell’Agronomo, che anzi deve essere visto come il vero protagonista e riconosciuto in quanto tale.

Il Padiglione WAA-CONAF è davvero unico, non solo  per la sostenibilità dei materiali impiegati per la struttura e per la particolare architettura e la presenza di giardini verticali, ma anche per l’elevata quantità e qualità di “sostanza” tecnico-scientifica contenuta nel percorso tematico, articolato nella parte espositiva del Padiglione. E Non solo. Ho avuto modo di riscontrare, sia personalmente sia tramite feedback dei visitatori, che ciò che più coinvolge gli ospiti e li attrae maggiormente rispetto ad altri Padiglioni, è la possibilità di interfacciarsi direttamente con gli Agronomi presenti lungo il percorso tematico. Affidare la divulgazione dei contenuti ai diretti responsabili del settore anziché demandarla soltanto a schermi o ad altre tecnologie è stata senza dubbio una scelta vincente.

La Global Farm 2.0 è un vivace luogo di incontro e numerosi sono i dibattiti legati al mondo dell’Agricoltura che da questa sede privilegiata prendono avvio, ma è anche una fucina in cui si affrontano in modo tecnico le varie problematiche connesse alla gestione delle risorse naturali e alle responsabilità delle “fattorie” nei confronti delle sfide del presente e del prossimo futuro.

Insomma: un Padiglione estremamente  importante, ben organizzato e pragmatico che personalmente promuovo a pieni voti anche rispetto alla maggior parte degli altri padiglioni presenti nel Sito Espositivo, spesso carenti per contenuti legati all’Agricoltura e, in generale, a come Nutrire il Pianeta in modo concreto e sostenibile.

Per dimostrare che le mie lodi alla Fattoria Globale 2.0 sono del tutto sincere, e non sono in alcun modo di parte, mi permetterò di far notare un’imprecisione contenuta in una didascalia che non può passare inosservata agli occhi di un georgofilo.

Nella tabella riassuntiva delle “minacce” che devono essere scongiurate  in relazione al macrotema Sostenibilità e Produttività compare una frase che, decontestualizzata,  può lasciare adito ad un equivoco:

Ricorrere con maggior frequenza all’uso di OGM”

Chiaramente, ho subito compreso il significato che voleva essere veicolato, vale a dire il reale timore legato al pericolo della “banalizzazione degli agroecosistemi”, e alle concrete problematiche agricolo-ambientali che discendono da un uso irrazionale delle tecnologie e delle risorse naturali. Tuttavia, credo che il visitatore medio sia portato facilmente a fraintendere il messaggio di fondo, perciò propongo una mia analogia chiarificatrice:

Ricorrere con maggior frequenza all’uso di betoniere

La minaccia, evidentemente, non è l’utilizzo della betoniera in sé, ma piuttosto la cementicazione selvaggia, cioè l’uso che si fa del cemento: riqualificare un’area urbana o usare betoniere per ricostruire edilizia degradata è cosa ben diversa dall’asfaltare suoli naturali o terreni agricoli…

…allo stesso modo proporre applicazioni biotech per spingere insostenibili regimi di monocoltura è cosa ben diversa dal promuovere l’utilizzo dell’ingegneria genetica per concretizzare sostenibilità e utilità generale, ad esempio con la coltivazione di vigneti geneticamente resistenti a Peronospora si ridurrebbe l’impiego e quindi l’accumulo di sali di rame nel suolo, ma valide applicazioni potrebbero anche essere quelle di produrre piante migliorate per qualità, da cui ottenere alimenti con ridotto contenuto di composti antinutrizionali o arricchiti per contenuto vitaminico, oppure ancora coltivare piante in cui far esprimere particolari proteine utili all’uomo (vedi riso con beta-glucosidasi umana).

Il nodo centrale rimane la valutazione caso per caso e, come mainstream inderogabile, il ripudio della generalizzazione in ogni sua forma.

P.S. Nella foto di copertina si notano 5 ligi volontari intenti a raffigurare le iniziali “WAA“, acronimo per World Association of Agronomists.


Pietro Bertolotto

” Conservation is a state of harmony between men and land”  

Aldo Leopold, padre dell’Ambientalismo scientifico

Classe ’92. Dopo gli studi classici mi sono laureato in Scienze agrarie presso l’Università di Pisa dove frequento il Corso di Laurea Magistrale Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi.

I miei interessi spaziano dallo studio degli agrosistemi alla tutela dell’Ambiente in relazione alla Conservazione della Natura. In particolare, durante il percorso accademico mi sono occupato di analisi faunistico-ambientali in varie aree naturali protette ed ho valutato l’impatto ambientale causato dalla fauna ungulata sia a danno degli agroecosistemi sia a carico degli ecosistemi naturali.

Colgo l’occasione del Blog dei Georgofili  per aprire dibattiti costruttivi su  vari temi, anche quelli socialmente controversi. Seguirò una linea scientifica e laica.

Potete scrivermi a pieberto92@gmail.com oppure trovarmi qua: https://it.linkedin.com/in/pietrobertolotto

Commenti

  1. Pietro Bertolotto Claudio Cropano Dice: luglio 29, 2015 at 1:24 pm

    Ci andrò assolutamente, è nella mia Top 10 dei padiglioni da visitare!

  2. Pietro Bertolotto Claudio Cropano Dice: luglio 28, 2015 at 11:28 pm

    Ciao Pietro,
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza!

    Concordo, quella frase può aver un significato fuorviante, ma chissà, forse è stato intenzionale. Una tale frase ad effetto, se vuoi, un po’ “cruda”, ti colpisce e stimola magari l’attento visitatore a ragionarci, a “digerirla” e fiduciosamente, ad arrivare alla tua stessa conclusione.
    O chissà, è stata fatta per gli ambientalisti (quelli sprovveduti, non quelli seri) affinché si lamentassero con voi poveri ragazzi! 😀

    • Pietro Bertolotto Pietro Bertolotto Dice: luglio 29, 2015 at 7:31 am

      Grazie a te, Claudio.

      Certo, la frase può essere stata intenzionale o rivolta preferenzialmente ad un pubblico particolare, ma chissà… e comunque è solo un’inezia, su cui ha poco valore discutere, anche perché nella sala Biodiversità e Miglioramento genetico puoi trovare ottime linee guida e spiegazioni esaurienti…

      Ho inserito la considerazione perché ho colto l’occasione per rimarcare più in generale un tema importante, ma anche perché, dal mio punto di vista, il Padiglione WAA-CONAF è senza dubbio il più interessante e tecnico che tu possa trovare in tutta Expo.

      Se ti capita, devi assolutamente passarci ☺

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