Come (invece) vorrei l’Agricoltura biologica Agricoltura

Dove eravamo rimasti? Ah, giusto, al metodo scientifico! Ecco, come abbiamo già anticipato ed evidenziato nel precedente post, in Agricoltura biologica questo metodo non c’è, o, se presente, è usato solo parzialmente. E ciò non è di certo un bene. Non è un bene per gli interessi generali cui l’Agricoltura in senso lato dovrebbe tendere!

Per alcuni quindi l’uso di un metro obiettivo è un’arma a doppio taglio: vien bene o no, a seconda delle occasioni. Tuttavia la mancanza di imparzialità è un efficace mezzo per radicare pregiudizi e indurre conseguenze che si ripercuotono in vari ambiti e a più livelli.

Vediamone alcuni. Aver spento la Ricerca pubblica nel campo delle agrobiotecnologie in virtù di un’infedele interpretazione del Principio di precauzione e aver lasciato spazio, se non incentivato, il dilagare della disinformazione ha condotto il nostro Paese alla situazione attuale: dipendenza intellettuale e commerciale da nazioni che investono in Ricerca vendendoci poi (abbondantemente) i risultati, sotto forma di sementi, granelle o pannelli di soia (senza i quali addio anche a gran parte dei nostri DOP, IGP etc.).

Sul latte versato, come si sa, è inutile piangere, così abbiamo ingegnato un’agricoltura ad hoc e abbiamo incominciato ad allestire un sistema ben trincerato da miti e leggende per celare la nostra arretratezza e far dell’innovazione altrui motivo di disprezzo. Va bene pompare il Made in Italy, è giusto riconoscere il savoir-faire che contraddistingue da sempre i nostri prodotti e la nostra cultura, ma è demagogico e oscurantista negare l’utilità delle nuove tecnologie che altri paesi hanno messo in campo. Il terrorismo mediatico e politico ci ha schiantato contro il muro della realtà.

Vi accenno ad una storia d’amore tra Raoul Adamchak e Pamela Ronald: coltivatore biologico lui e scienziata lei! Pamela Ronald, professoressa di Patologia vegetale all’Università di Davis, una tra le massime figure scientifiche nel campo internazionale dell’ingegneria genetica e un coltivatore biologico! Proprio così!

Ecco a voi la coppia:

L’ingegneria genetica è infatti una tra le tecnologie più pulite in assoluto. Certo, i prodotti che da questa tecnologia discendono vanno valutati attentamente caso-per-caso (parola magica!). Infatti queste piante non comportano nessun rischio maggiore rispetto a quelle ottenute tramite metodi convenzionali.

Insomma, non si può e non si deve generalizzare. Come accade invece nel Bel Paese!


Pietro Bertolotto

” Conservation is a state of harmony between men and land”  

  Aldo Leopold, padre dell’Ambientalismo scientifico

Classe ’92. Dopo gli studi classici mi sono laureato in Scienze agrarie presso l’Università di Pisa dove frequento il Corso di Laurea Magistrale Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi.

Attualmente mi occupo di analisi faunistico-ambientali nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e in Corsica dove ho intrapreso studi sperimentali volti a valutare l’impatto ambientale arrecato dalle specie ungulate.

Colgo l’occasione del Blog dei Georgofili  per aprire dibattiti costruttivi su temi socialmente controversi, come ad esempio l’uso dell’ingegneria genetica in campo vegetale. Seguirò una linea scientifica e laica.

Potete scrivermi a pieberto92@gmail.com oppure trovarmi qua: https://it.linkedin.com/in/pietrobertolotto

Commenti

  1. Pietro Bertolotto Martina Modotti Dice: luglio 1, 2015 at 2:47 pm

    Il problema dei prezzi dovrebbe essere visto anche al contrario, ovvero non quelli biologici troppo alti ma quelli “convenzionali” troppo bassi.
    E’ sempre il solito, annoso problema delle esternalità negative che purtroppo non compaiono nel prezzo finale dei prodotti convenzionali. Pensiamo all’inquinamento delle falde, all’impoverimento dei suoli eccetera eccetera che sono a volta diretta conseguenza di pratiche agricole non sostenibili. Questi “costi” rimangono “invisibili” perché non ricaricati sul prezzo finale di vendita, ma gravano comunque sulla collettività che si trova a pagarli in seguito, direttamente o indirettamente.
    Sarebbe auspicabile quindi anche che venissero promosse delle serie politiche di informazione sulla “giustizia” dei prezzi proposti al consumatore.

    • Pietro Bertolotto Pietro Bertolotto Dice: luglio 1, 2015 at 3:06 pm

      E’ vero: spesso il consumatore non è sufficientemente informato su ciò che sta “dietro” agli alimenti che compra e, in alcuni casi, diventa, inconsapevolmente, causa incentivante di pratiche non sostenibili.

      Però sono già in circolo strategie per quantificare l’impatto ambientale dei singoli prodotti, guarda ad esempio il “Carbon footprint” o la “Acqua virtuale”…

  2. Un’antica e basilare legge di mercato insegna che il continuo aumento dell’offerta determina una riduzione del prezzo. Se questa attuale tendenza dei prodotti agricoli “biologici” finisse per equilibrarne i prezzi con prodotti non certificati (ma pur sempre biologici), verrebbe meno la ragione di mantenere il castello commerciale che è stato costruito. Pensiamo a cosa succederebbe il giorno in cui i consumatori si trovassero di fronte a prezzi analoghi per i prodotti certificati e quelli ottenuti liberamente, ma con metodi colturali razionali più o meno identici. Ricordiamo che oggi nel nostro Paese si è diffusa e può insinuarsi ovunque una perniciosa corruzione e una gamma di abili frodi. Il settore alimentare ne è gravemente infestato. Vi sono i servizi di controllo, privati e pubblici. Sono previste pene, anche severe, ma il tutto evidentemente non risulta sufficiente. I consumatori sono le principali vittime indifese, di fronte a millantati pregi, psicologicamente sostenuti soprattutto dal fatto che i prezzi più alti sono considerati una garanzia.
    Purtroppo, spesso manca chi controlla i controllori. Manca anche un’apposita Autorità di controllo sulla efficienza e coerenza sulle attività ispettive e di certificazione. Se ne sta già occupando il Parlamento.
    Non suggerisco di adottare il pur saggio comportamento: “siedi sulla sponda del fiume e aspetta…”, ma anzi ritengo doveroso adoperarci perché tutti gli agricoltori indistintamente utilizzino con razionalità i mezzi di coltivazione, offerti di continuo dal progresso scientifico, nel massimo rispetto per la biosfera che è essenziale garanzia della nostra stessa sopravvivenza, a cominciare proprio dalla produzione di cibo sano per tutti.
    Franco Scaramuzzi – Presidente Onorario Accademia dei Georgofili

  3. Pietro Bertolotto Paolo Grossi Dice: aprile 27, 2015 at 6:37 am

    Gran bella storia e molto interessante l’articolo di Pamela che hai linkato in fondo!

  4. Complimenti per l’articolo che condivido pienamemte!!!

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