No alla disinformazione sul lupo Ambiente

Da qualche giorno ventila l’ipotesi di un Piano di abbattimento di 60 esemplari di lupo italico, in deroga alla Direttiva “Habitat” che sancisce la protezione del celebre predatore e in barba al fatto che il lupo sia inserito nella Lista Rossa dalla Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, tra le specie “vulnerabili”.

La richiesta di abbattimento, predisposta dal Ministero dell’Ambiente, è davvero una tra le più meschine forme di regressione culturale, un balzo indietro di mezzo secolo, quando il lupo era ancora considerato “animale nocivo” e trappole ed esche avvelenate erano la prassi per estinguerne la popolazione.

Ci vollero gli anni ’70, con incisive politiche di conservazione della natura, divulgazione delle conoscenze scientifiche, predisposizione di sistemi di repressione del bracconaggio per scongiurare lo sterminio del bistrattato predatore. Ci volle infine il 1992 per la tanto attesa Direttiva “Habitat” per imporre il vitale cambio di rotta: dalla paura e dall’ignoranza, alla conoscenza e alla ragione.

Al di là di ogni disquisizione, quando verrà approvato il Piano di abbattimento avverrà un fatto ancor più triste della singola uccisione: passerà all’opinione pubblica l’idea della nocività del lupo, l’allarmismo e la disinformazione prenderanno il sopravvento e in breve torneremo culturalmente indietro di mezzo secolo.

Vi lascio un breve video sulle “10 cose da sapere sul lupo“, prodotto dal Centro Tutela della Fauna Monte Adone – Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano.

A chi volesse approfondire, mi sento di consigliare l’appassionante libro divulgativo di Marco Albino Ferrari, La via del Lupo.


Pietro Bertolotto

Chi infatti ha contemplato una volta con i propri occhi la bellezza della natura non è destinato alla morte, bensì alla natura stessa, di cui ha intravisto le meraviglie. E se ha davvero degli occhi per vedere, costui diverrà inevitabilmente un naturalista.

Konrad Lorenz

Classe ’92. Dopo gli studi classici mi sono laureato presso l’Università di Pisa prima in Scienze agrarie e poi in Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi.

I miei interessi spaziano dallo studio degli agrosistemi alla tutela dell’Ambiente in relazione alla conservazione della Natura. In particolare, durante il percorso accademico mi sono occupato di analisi faunistico-ambientali in varie aree naturali protette ed ho valutato l’impatto ambientale causato dalla fauna ungulata sia a danno degli agroecosistemi sia a carico degli ecosistemi naturali.

Colgo l’occasione del Blog dei Georgofili  per aprire dibattiti costruttivi su vari argomenti di interesse.

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Commenti

  1. Pietro Bertolotto Pietro Bertolotto Dice: febbraio 22, 2016 at 8:46 pm

    Dato che l’articolo ha ricevuto varie critiche a cui ho provato a rispondere, incollo qua alcune delle mie risposte, affinché non vadano perse, con la promessa di approfondire il tema anche in futuri articoli.

    1) NESSUNO ha mai reintrodotto il lupo in Italia: il noto predatore ha riconquistato naturalmente i suoi territori risalendo la dorsale appenninica.

    2) So bene delle problematiche con la zootecnia specialmente in zone pedemontane o montane, ma abbattere esemplari di lupo significa destrutturarne le popolazioni, con l’inevitabile conseguenza di far aumentare gli attacchi al bestiame che si vorrebbero ridurre. Il motivo di ciò, risiede nel fatto che il lupo è un animale sociale ed evolve delle tecniche di attacco di branco, senza le quali gli è più difficoltoso predare i selvatici e quindi rivolge la sua attenzione al bestiame (vedi video).

    3) Attenzione: molti degli attacchi al bestiame attribuiti al lupo, sono in realtà causati da cani randagi. Nel caso particolare degli attacchi all’uomo infatti, tutti gli attacchi sono di questo genere, per il motivo che il cane, seppur inselvatichito, rimane animale domestico, e non possiede la stessa paura istintiva dell’uomo (che invece obbliga il lupo a stargli alla larga). Vale ripetere: il lupo non ha mai aggredito l’uomo: roba da favole!

    4) Se una colpa dell’attuale crisi del sistema allevatoriale deve essere ricercata, di certo non è da ricercare in alcun modo nella presenza del lupo. La causa probabilmente è stata la mancanza di passaggio generazionale e di innovazione nel sistema, ma ha avuto un ruolo decisivo anche la poca lungimiranza dei governanti e degli allevatori stessi (quote latte docet). Non troviamo capi, né lupi espiatori!

    5) Bisogna incentivare la zootecnia rurale soprattutto fornendo e assicurando la predisposizione di sistemi idonei di protezione. I cani pastore sono appositamente formati per difendere le greggi e il lupo stesso (ma per capire ciò è consigliata la visione del breve video in calce all’articolo). Validi si sono anche dimostrati i recinti elettrificati.

    6) E’ persino curioso osservare che alcune persone non riescano a concepire il ruolo ecologico indispensabile del lupo all’interno dei processi naturali, tramite la selezione mirata degli ungulati selvatici. (A tal riguardo, ricordo che la causa degli infiniti danni provocati dai cinghiali è riconducibile anche alla insufficiente mortalità predatoria, riconducibile a sua volta agli incroci degli anni ’70 di suinoXcinghiale e alle immissioni di tipi genetici di cinghiali dall’Est Europa – più pesanti e soprattutto notevolmente prolifici – a fini venatori…)

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